La Sila nella letteratura


















<< È un venerando altipiano granitico, che già si ergeva qui quando gli orgogliosi Appennini sonnecchiavano sul letto melmoso dell’Oceano, una regione dolcemente ondulata con le cime delle colline coperte di boschi e le valli in parte coltivate e in parte adibite a pascolo. Se non fosse per la mancanza dell’erica con le sue caratteristiche sfumature violacee, il viaggiatore potrebbe credere di essere in Iscozia. Troviamo lo stesso piacevole alternarsi di boschi e di prati, gli stessi enormi massi di gneis e granito, la stessa esuberanza di acque vive >>
Così descriveva la Sila, nel 1915, Norman Douglas, lo scrittore inglese innamorato del sud.
Ma ecco le citazioni di altri personaggi che nel corso degli ultimi secoli visitarono questa bellissima montagna della Calabria.

Francesco Lenormant: “La Magna Grecia (1881)”<< Via via che si sale lungo la vallata del Neto, gli aspetti alpestri della natura si moltiplicavano e divengono più grandiosi. Ora sono delle gole desolate e selvagge, racchiusa fra le nude rocce; ora dei pendii rivestiti di verdi preaterie sperse di gruppi di alberi; ora, infine, dei folti boschi dagli alberi giganteschi. >>



















Nicola Misasi: “Il gran bosco d’Italia” (1900)“… Si volga uno sguardo alla carta d’Italia, e là dove la Calabria si allarga fra gli opposti golfi di Taranto e di Policastro, di Scquillace e di S.Eufemia, ivi la catena degli Appennini, innalzandosi gradatamente dai due opposti versanti e aggruppandosi in nodi, forma come una gobba, sulla quale i boschi si alternano con le praterie, gli altipiani con le colline dal dolce declivio, le valli profonde con i monti altissimi; le gole anguste con le pianure sconfinate, il terreno acquitrinoso con le rocce granitiche. Dai fianchi di quei monti, che han caverne e burroni, sgorgano per l’uno e per l’altro versante torrenti e ruscelli innumeri che perdono dopo breve corso il loro nome e si riuniscono per formare il Tacina, il Neto, il Savuto, il Moccone, il Crati cantato da Virgilio e celebre nella storia per avere servito alla vendetta dei Crotoniati che ne deviarono le acque per inondar Sibari, e che vide un tempo le greche navi fender le sue onde, se non mentisce Strabone che lo disse navigabile. Ed è questa la Sila >>

Giuseppe Ignardi (1936)<< Terra indimenticabile diversa da tutte le altre. Per chi visita il Sud d’Italia questa regione costituisce la più piacevole sorpresa, perché non si riesce ad immaginare che nelle terre del Meridione si possa incontrare una vastissima oasi com’è la Sila con caratteristiche prettamente nordiche, ma addolcite e beneficamente influenzate dalla posizione di zona squisitamente mediterranea. >>

Guido Piovene (1957)<< Questo paesaggio verde di boschi è la montagna vera nel senso nordico: ricorda i paesaggi trentini, come l’Alpe di Siusi o addirittura la penisola Scandinava, per un misterioso riaffiorare dell’estremo nord sulla punta meridionale della penisola italiana. … Regna il pino silano, albero libero … Esso forma cattedrali arboree dai tronchi regolari e fitti, che si prolungano talvolta per qualche chilometro, avviluppando anche le cime, e riempiendo perciò la Sila di luoghi segreti. Si direbbe che il Mezzogiorno, costretto nelle forme di un paesaggio nordico, si manifesti sotto il travestimento, con un soprappiù di linfa. La Sila è una fantasia del Nord eseguita con il rigoglio meridionale. >>




















Guido Piovene (1963)<< La Sila è un paradosso paesaggistico, e ci riporta a certe composizioni surreali, che ottengono il loro fascino accostando tra loro oggetti eterogenei e disambientati. Sembra di essere caduti in un angolo di Scandinavia, con i pini silani più alti e più snelli degli abeti. >>